Month: December 2017

(s)Punti di Governo

Mancano pochi mesi alle elezioni e, l’idea che si rischi di perdere, contro Salvini, Di Maio, persino Berlusconi mi atterrisce.

Certo che noi del PD, come da tradizione, ci stiamo mettendo del nostro per cercare di disperdere quanto di buono fatto (il 40% di SI al Referendum, alcuni risultati degli ultimi tre Governi, il conforto di selezionati macro-indicatori economico-sociali, ecc.).

Per risalire la china, nel primo trimestre del nuovo anno, oltre che alla pochezza degli avversari (ma, ahimè, l’elettorato giudica sulla base di criteri a volte opinabili), bisognerà affidarsi ad alcuni principi:

  1. al nostro interno dobbiamo essere coesi come non lo siamo mai stati
  2. facciamo prevalere le idee e la chiarezza del programma, alle polemiche ed alle schermaglie elettorali

Proverò ad esplodere, seppur in estrema sintesi, il secondo punto, con qualche idea per la prossima Legislatura, lasciando da parte, per ora, giochi elettorali, posizionamenti di comodo, trattative e compromessi:

  • FEDERALISMO VERO: l’esito dei Referendum nell’Italia settentrionale, la vicenda catalana, ma anche la storia del nostro Paese da Cattaneo in poi ci spingono ad assumere una posizione vieppiù federale. Superiamo la Riforma del Titolo V e avviamo un cambiamento che decentralizzi veramente il potere in Italia, garantendo equità, buon governo e vicinanza al territorio, responsabilizzando i governi locali e avviando un circolo virtuoso di rinascita dei poli locali, all’interno di un quadro europeo d’insieme. Razionalizziamo il numero di Regioni (Triveneto, Nord-Ovest, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana incl. Viterbo e Perugia, Centro, Adriatica, Puglie incl. Molise e Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna), portandole tutte a statuto “speciale” come poteri (ed organizzando il PD di conseguenza, con 12 riferimenti macro-regionali).
  • SICUREZZA DI TUTTI: non possiamo permetterci che il tema della sicurezza, a cuore a tutti gli italiani, sia argomento esclusivo della destra, qualunquista e demagogica. Per renderlo però un punto elettorale e di governo, bisogna riuscire nel difficile compito, di mantenere le nostre posizioni garantiste, solidali e tolleranti, senza scadere nel lassismo e nell’impunità. Faccio due esempi concreti: il sovraffollamento delle carceri (problema di giustizia e di umanità) non si risolve con le amnistie e gli indulti ma con un progetto serio che si fonda su tre punti: i) domiciliari e braccialetto elettronico per reati amministrativi; ii) costruzione di nuovi istituti penitenziari; iii) utilizzo della forza lavoro carceraria (detenuti non in isolamento o 41bis ovviamente) per task force ambientali ecc. L’altro esempio sulla sicurezza è legato al reato d’immigrazione clandestina, sul quale dobbiamo assolutamente far leva e far modificare gli accordi europei, per farci finanziare una modalità più efficace della gestione dei flussi migratori, adoperandoci al contempo per evitare rischi di terrorismo, delinquenza, ecc.
  • EUROPA UNITA: la politica estera del nostro Paese deve essere fondata sull’appartenenza all’Unione Europea, non in posizione subalterna e vittima dei diktat nord-europei sul controllo dei conti (comunque legittimi) ma di leadership culturale, rinascita commerciale, mediazione geo-politica (mediterranea) e motore d’innovazione e stile. Far uscire l’Unione Europea dall’angolo della percezione amministrativa e burocratica, di austherity e di divisioni e far leva su quanto di buono (ormai dato per scontato) ha rappresentato negli ultimi trent’anni: il libero scambio, l’università all’estero, le sinergie commerciali o su quanto dovrebbe essere in grado di sfruttare meglio nel prossimo futuro: politica estera unica (seggio all’ONU), difesa comune (esercito UE membro NATO), fondi e investimenti che creiino una solidarietà economica virtuosa (no logiche assistenziali, ma uso intelligente del bilancio comunitario, ad esempio aiutando i paesi di frontiera nella gestione dei flussi migratori)
  • RIFORMA GIUSTIZIA: abbiamo sprecato oltre vent’anni, schiavi dell’opposizione a Berlusconi, perdendo di vista quello che era il vero cancro della nostra economia e della nostra aministrazione pubblica: la giustizia. Non ho ricette magiche e bisognerà affidarsi agli esperti (come in tutte le altre iniziative, ci tornerò in conclusione) ma quello che appare ovvio e ineludibile è la necessità di mettere mano alla giustizia, amministrativa in primis, e ridare a questo paese la certezza del diritto, soprattutto dei suoi tempi. Le riforme non possono accontentare tutti, devono pertanto far leva su alcuni principi chiari: dura lex sed lex e, come si dice in Toscana, “meglio un cattivo accomodo che una buona causa”: bisogna assolutamente velocizzare, semplificare e rendere chiaro e certo l’iter di un processo e causa, per dare agli operatori e ai cittadini tempi certi di risoluzione delle vertenze. Per ottenere tutto questo, va scardinato l’attuale livello dei gradi di giudizio, il sistema processuale, le prassi lavorative, il codice ecc. Servirà tempo e comptenza, ma è una questione di vitale importanza.
  • AMBIENTALISMO CONCRETO: per anni l’ambientalismo in Italia è stato “dire NO” a qualsiasi intervento infrastrutturale, opera a impatto ambientale, anche solo visivo, iniziativa di tipo turistico in luoghi naturali ecc. Svincoliamo cortesemente la protezione del nostro territorio e la salvaguardia dell’ambiente che ci circonda dall’immobilismo e rendiamolo invece il modo nuovo di fare le cose. Alcuni esempi: rendiamo le città più vivibili, con interventi concreti sulla mobilità e il verde. Non deve esistere un piano regolatore o un intervento di riqualificazione (da finanziare anche privatamente, vedi esempio Milano) che possa esimersi dai seguenti principi: il trasporto è su ferro (tram e metropolitane); le piste ciclabili, i parcheggi sotterranei e i percorsi pedonali restituiscano le strade alle persone, togliendole alle auto; per ogni recupero edilizio o nuova costruzione, va abbinato uno spazio verde (anche verticale, sfruttando i tetti o i cavalcavia nelle grandi città).

Numerosi altri problemi affliggono il nostro paese e il programma dei prossimi 5 anni ha l’obbligo morale di affrontarli. I titoli, che qui citerò solamente, e ai quali bisognerà dare risposte sempre in modo trasparente e concreto sono: il LAVORO (coniugando flessibilità e crescita); le PENSIONI (con il necessario accordo, se non addirittura “patto generazionale” che riequilibri da un lato la sperequazione tra i privilegi del passato e le incertezze del futuro e, dall’altro, accompagni in modo concreto le mutate esigenze/comportamenti degli italiani, con supporto alle nuove famiglie come priorità assoluta); le RIFORME (in primis quella Costituzionale, bloccata dall’infausto percorso referendario, ma che andrà riproposta in una forma più consona sia nel contenuto che nel processo creativo); la LOTTA all’EVASIONE (con rientro di capitali offshore, diminuzione delle tasse sui dipendenti, abolizione pressochè totale del contante ed emersione del lavoro nero); le GRANDI OPERE (oltre a quelle citate per l’ambientalismo concreto, soprattutto in città, bisogna finalizzare/avviare le grandi vie di comunicazione, come la TAV, il corridoio tirrenico, ecc. e portare l’alta velocità nelle zone del nostro paese oggi tagliate fuori).

In conclusione, dopo questi punti di buon senso oltre che di buon governo, vorrei invitarti ad una proposta e pratica di trasparenza e chiarezza che sarebbe auspicabile e, spero, apprezzata: oltre a far votare gli italiani su un programma ben definito (i punti sopra chiaramente rappresenterebbero solo un di cui, ma il programma non deve diventare “Il libro dei sogni” o, peggio, una lista infinita di iniziative che poi non riusciremmo a scaricare a terra), bisognerebbe riuscire a delineare un Governo ben prima della tornata elettorale: solo 12 Ministri, tutti ben identificati per competenze e non per appartenenza; mandati chiari e ben definiti, ricorso alla società civile, gender balance e ricambio generazionale. È un tema di programmazione e di comunicazione, è una promessa di efficacia e un gesto di onestà. Chi ci voterà lo farà per avere risposte concrete e noi dovremo essere pronti a darle.

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