Politica

(s)Punti di Governo

Mancano pochi mesi alle elezioni e, l’idea che si rischi di perdere, contro Salvini, Di Maio, persino Berlusconi mi atterrisce.

Certo che noi del PD, come da tradizione, ci stiamo mettendo del nostro per cercare di disperdere quanto di buono fatto (il 40% di SI al Referendum, alcuni risultati degli ultimi tre Governi, il conforto di selezionati macro-indicatori economico-sociali, ecc.).

Per risalire la china, nel primo trimestre del nuovo anno, oltre che alla pochezza degli avversari (ma, ahimè, l’elettorato giudica sulla base di criteri a volte opinabili), bisognerà affidarsi ad alcuni principi:

  1. al nostro interno dobbiamo essere coesi come non lo siamo mai stati
  2. facciamo prevalere le idee e la chiarezza del programma, alle polemiche ed alle schermaglie elettorali

Proverò ad esplodere, seppur in estrema sintesi, il secondo punto, con qualche idea per la prossima Legislatura, lasciando da parte, per ora, giochi elettorali, posizionamenti di comodo, trattative e compromessi:

  • FEDERALISMO VERO: l’esito dei Referendum nell’Italia settentrionale, la vicenda catalana, ma anche la storia del nostro Paese da Cattaneo in poi ci spingono ad assumere una posizione vieppiù federale. Superiamo la Riforma del Titolo V e avviamo un cambiamento che decentralizzi veramente il potere in Italia, garantendo equità, buon governo e vicinanza al territorio, responsabilizzando i governi locali e avviando un circolo virtuoso di rinascita dei poli locali, all’interno di un quadro europeo d’insieme. Razionalizziamo il numero di Regioni (Triveneto, Nord-Ovest, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana incl. Viterbo e Perugia, Centro, Adriatica, Puglie incl. Molise e Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna), portandole tutte a statuto “speciale” come poteri (ed organizzando il PD di conseguenza, con 12 riferimenti macro-regionali).
  • SICUREZZA DI TUTTI: non possiamo permetterci che il tema della sicurezza, a cuore a tutti gli italiani, sia argomento esclusivo della destra, qualunquista e demagogica. Per renderlo però un punto elettorale e di governo, bisogna riuscire nel difficile compito, di mantenere le nostre posizioni garantiste, solidali e tolleranti, senza scadere nel lassismo e nell’impunità. Faccio due esempi concreti: il sovraffollamento delle carceri (problema di giustizia e di umanità) non si risolve con le amnistie e gli indulti ma con un progetto serio che si fonda su tre punti: i) domiciliari e braccialetto elettronico per reati amministrativi; ii) costruzione di nuovi istituti penitenziari; iii) utilizzo della forza lavoro carceraria (detenuti non in isolamento o 41bis ovviamente) per task force ambientali ecc. L’altro esempio sulla sicurezza è legato al reato d’immigrazione clandestina, sul quale dobbiamo assolutamente far leva e far modificare gli accordi europei, per farci finanziare una modalità più efficace della gestione dei flussi migratori, adoperandoci al contempo per evitare rischi di terrorismo, delinquenza, ecc.
  • EUROPA UNITA: la politica estera del nostro Paese deve essere fondata sull’appartenenza all’Unione Europea, non in posizione subalterna e vittima dei diktat nord-europei sul controllo dei conti (comunque legittimi) ma di leadership culturale, rinascita commerciale, mediazione geo-politica (mediterranea) e motore d’innovazione e stile. Far uscire l’Unione Europea dall’angolo della percezione amministrativa e burocratica, di austherity e di divisioni e far leva su quanto di buono (ormai dato per scontato) ha rappresentato negli ultimi trent’anni: il libero scambio, l’università all’estero, le sinergie commerciali o su quanto dovrebbe essere in grado di sfruttare meglio nel prossimo futuro: politica estera unica (seggio all’ONU), difesa comune (esercito UE membro NATO), fondi e investimenti che creiino una solidarietà economica virtuosa (no logiche assistenziali, ma uso intelligente del bilancio comunitario, ad esempio aiutando i paesi di frontiera nella gestione dei flussi migratori)
  • RIFORMA GIUSTIZIA: abbiamo sprecato oltre vent’anni, schiavi dell’opposizione a Berlusconi, perdendo di vista quello che era il vero cancro della nostra economia e della nostra aministrazione pubblica: la giustizia. Non ho ricette magiche e bisognerà affidarsi agli esperti (come in tutte le altre iniziative, ci tornerò in conclusione) ma quello che appare ovvio e ineludibile è la necessità di mettere mano alla giustizia, amministrativa in primis, e ridare a questo paese la certezza del diritto, soprattutto dei suoi tempi. Le riforme non possono accontentare tutti, devono pertanto far leva su alcuni principi chiari: dura lex sed lex e, come si dice in Toscana, “meglio un cattivo accomodo che una buona causa”: bisogna assolutamente velocizzare, semplificare e rendere chiaro e certo l’iter di un processo e causa, per dare agli operatori e ai cittadini tempi certi di risoluzione delle vertenze. Per ottenere tutto questo, va scardinato l’attuale livello dei gradi di giudizio, il sistema processuale, le prassi lavorative, il codice ecc. Servirà tempo e comptenza, ma è una questione di vitale importanza.
  • AMBIENTALISMO CONCRETO: per anni l’ambientalismo in Italia è stato “dire NO” a qualsiasi intervento infrastrutturale, opera a impatto ambientale, anche solo visivo, iniziativa di tipo turistico in luoghi naturali ecc. Svincoliamo cortesemente la protezione del nostro territorio e la salvaguardia dell’ambiente che ci circonda dall’immobilismo e rendiamolo invece il modo nuovo di fare le cose. Alcuni esempi: rendiamo le città più vivibili, con interventi concreti sulla mobilità e il verde. Non deve esistere un piano regolatore o un intervento di riqualificazione (da finanziare anche privatamente, vedi esempio Milano) che possa esimersi dai seguenti principi: il trasporto è su ferro (tram e metropolitane); le piste ciclabili, i parcheggi sotterranei e i percorsi pedonali restituiscano le strade alle persone, togliendole alle auto; per ogni recupero edilizio o nuova costruzione, va abbinato uno spazio verde (anche verticale, sfruttando i tetti o i cavalcavia nelle grandi città).

Numerosi altri problemi affliggono il nostro paese e il programma dei prossimi 5 anni ha l’obbligo morale di affrontarli. I titoli, che qui citerò solamente, e ai quali bisognerà dare risposte sempre in modo trasparente e concreto sono: il LAVORO (coniugando flessibilità e crescita); le PENSIONI (con il necessario accordo, se non addirittura “patto generazionale” che riequilibri da un lato la sperequazione tra i privilegi del passato e le incertezze del futuro e, dall’altro, accompagni in modo concreto le mutate esigenze/comportamenti degli italiani, con supporto alle nuove famiglie come priorità assoluta); le RIFORME (in primis quella Costituzionale, bloccata dall’infausto percorso referendario, ma che andrà riproposta in una forma più consona sia nel contenuto che nel processo creativo); la LOTTA all’EVASIONE (con rientro di capitali offshore, diminuzione delle tasse sui dipendenti, abolizione pressochè totale del contante ed emersione del lavoro nero); le GRANDI OPERE (oltre a quelle citate per l’ambientalismo concreto, soprattutto in città, bisogna finalizzare/avviare le grandi vie di comunicazione, come la TAV, il corridoio tirrenico, ecc. e portare l’alta velocità nelle zone del nostro paese oggi tagliate fuori).

In conclusione, dopo questi punti di buon senso oltre che di buon governo, vorrei invitarti ad una proposta e pratica di trasparenza e chiarezza che sarebbe auspicabile e, spero, apprezzata: oltre a far votare gli italiani su un programma ben definito (i punti sopra chiaramente rappresenterebbero solo un di cui, ma il programma non deve diventare “Il libro dei sogni” o, peggio, una lista infinita di iniziative che poi non riusciremmo a scaricare a terra), bisognerebbe riuscire a delineare un Governo ben prima della tornata elettorale: solo 12 Ministri, tutti ben identificati per competenze e non per appartenenza; mandati chiari e ben definiti, ricorso alla società civile, gender balance e ricambio generazionale. È un tema di programmazione e di comunicazione, è una promessa di efficacia e un gesto di onestà. Chi ci voterà lo farà per avere risposte concrete e noi dovremo essere pronti a darle.

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Hasta siempre…

Da Nord Ovest, Viñales, a Sud Est, Santiago, per poi tornare a L’Avana, in un immaginario giro anti-orario, con l’orologio del tempo fermo sulle lancette della Storia e quello del nostro viaggio, troppo più rapido delle nostre due settimane.
Alla fine si torna stravolti, dai colori e dai suoni, dagli slogan di un socialismo caraibico un po’ stanco e un po’ mélo, dal sole e dai temporali, dai kilometri sulla carretera central, dalla sabbia bianca del Cayo e dal terreno rosso delle piantagioni di tabacco, dalla salsa e dalla bachata, dal mango e dalla papaya, dai volti afro e dai bicitaxi, dalle auto americane degli anni ’50 e dalle piazze coloniali spagnole.

Così percorri le strade che furono dei conquistadores e degli schiavi, degli eroi creoli dell’indipendenza e dei gangster italo americani, dei rivoluzionari barbudos…e dei vacanzieri europei. Comitive organizzate e avventurosi solitari, turisti da resort e viaggiatori da casas particulares, qualcuno alla ricerca del sole, qualcuno alla ricerca di se stesso. Molti, comunque, un po’ sorpresi e un po’ affascinati, magari qualcuno solo stupito o accaldato. Ma si continua a girare, in senso anti orario, scattando foto e comprando acqua, chiacchierando o cercando l’ombra, trovandola nel parco oppure perdendola sul Boulevard, ritrovando se stessi e la guida o perdendosi del tutto.

Prima di tornare nella magia dell’Avana:

c’è ancora tanto da sapere e da fare! E scopri che l’anno prossimo ci sono le elezioni a Cuba…

…sempre Fedeli ovviamente!

Fare di necessità virtù rispolverando l’idea geniale di ripararsi dal caldo in una Chiesa spagnola…

…oppure decidersi a rischiare l’insolazione su El Malecòn

Ma guarda, la Plaza Vieja a La Habana era un parcheggio ed ora è bellissima, con la Casa de la Cerveza e il Caffè dell’Escorial…

Fare un tuffo nelle acque calde e le immancabili foto da calendario con sabbia bianca e mare trasparente:

E che bello sarebbe amarsi per sempre,

come nelle canzoni del Buena Vista Social Club.

Voler guidare una vecchia Cadillac e sentirsi un po’ Hemingway…

…o, più semplicemente, farci vicino una foto ricordo:

E chissà poi se Camilo Cienfuegos morì davvero nell’incidente aereo del ’59 o devió alla volta di Miami, dove magari ha “sbocciato” a bordo piscina fino agli anni ’80?

Ma, ormai, nella piazza principale del paese, c’è il wi-fi, la vera rivoluzione di Raul Castro!

Ripartire PD

Se l’inizio della fine andasse ricercato nel Referendum costituzionale di Dicembre, nel 40% dei SI ritengo altresi vada cercata la conferma della nostra missione: un partito maggioritario, di governo, riformista, federalista e fortemente europeo. Un partito che si distingue dall’oclocrazia dei 5 Stelle, dal populismo nazionalista della destra, dal triste revanchismo Berlusconiano e dalle tendenze suicide della sinistra.
Un partito che rimetta al centro della sua agenda lavoro e giustizia sociale ma non perda l’impeto riformista necessario a trasformare il nostro Paese nelle sue componenti più critiche: la giustizia, l’istruzione, il fisco e la sanità.
Un partito che non lasci in mano ai toni demagogici degli altri temi quali la sicurezza e la lotta alla corruzione.
Un partito che liberi l’impresa dall’empasse dei ricorsi e delle inefficienze; che promuova lo sviluppo infrastrutturale della nazione, con ponti, alta velocità, austostrade, ecc. Un partito che però coniugi questo sforzo con la preservazione dell’ambiente che ci circonda e la vivibilità delle nostre città: piste ciclabili, metropolitane, parchi, tramvie, giardini pensili, parcheggi interrati e aree pedonali.
Rimettiamo al centro le nostre persone, le competenze e le idee. Riprendiamo in mano la nostra missione di fare di questo paese un posto migliore e più serio.
Abbandoniamo i toni dimessi di questi ultimi mesi e apriamo la stagione, finalmente, della Terza Repubblica.

Milano dall’alto e dal basso

Guardando la città dal 26emo piano della Torre UniCredit (uno dei simboli della città e, chissà, del Paese che riparte) appare chiara una cosa: questa città necessita di più verde!

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Gli spazi, all’interno dei Viali, sono quelli che sono…a parte la Biblioteca degli Alberi, da completare assolutamente ed al più presto, sempre nella zona di Porta Nuova-Garibaldi.

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Ma il resto degli spazi verdi andrà recuperato, inventato, riabilitato, creato, ripulito, con tenacia e fantasia. Me ne vengono in mente almeno due, entrambi nella zona sud di Milano, dove abito, tra Porta Romana e la Bocconi:

  • lo scalo FS Romana (Lodi TIBB) una distesa di binari e sterpaglie, depositi e nulla, che dividono come una cesura o peggio una ferita, le zone al di qua e al di la del Viale. Un immenso spazio che potrebbe essere destinato a pista ciclabile, parco giochi, spazio verde, ma anche bar, centro sportivo, ecc. senza inficiare il collegamento della cosidetta “Cintura” della S9 tra Romolo-(Tibaldi????)-Romana-Forlanini-…
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  • la zona tra il Parco Ravizza e via Castelbarco, chiusa, recintata, abbandonata, che se venisse riaperta, curata e collegata (con un ponticello pedonale) proprio al Parco costituirebbe un prolungamento dello stesso, una vera e propria area verde nella zona sud di Milano-centro, una possibilità per chi abita tra Porta Genova e Porta Romana di godere di un sistema di parchi che da quello della Resistenza (Tabacchi) arriva fino alla Bocconi
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La qualità della vita si misura in spazi, quelli destinati al tempo libero da trascorrere all’aria aperta; si misura con la salute ed il benessere dei cittadini; si misura con l’uso dei mezzi pubblici, delle biciclette, ecc.

La Pace sia con Noi

Guardi in TV immagini di guerre lontane e poi senti gli spari al Bar sotto casa; leggi di popoli in conflitto nelle loro terre martoriate e poi li trovi come profughi accampati nella stazione centrale della tua città.

Il “fardello dell’uomo bianco” del XXI secolo, dopo quello poco edificante dell’epoca coloniale, sarà d’imporre la pace e il benessere nei luoghi più caldi del mondo.

Una Conferenza di Pace risolutiva all’orizzonte non c’è, ma i temi chiave che in essa andrebbero affrontati sono li, sempre li da decenni; la strategia del “divide et impera” non ha funzionato, tantomeno quella delle alleanze di convenienza o economiche.

Proviamo a fissare dei principi/obiettivi, che in un mondo ideale sarebbe auspicabile raggiungere:

  1. Israele/Palestina: due popoli – due Stati; stop agli insediamenti; confini del 1967; riconoscimenti bilaterali
  2. Kurdistan libero: applicazione del principio dell’autoproclamazione dei popoli
  3. Conferenza Permanente del Mediterraneo: con stati europei meridionali e del Maghreb per lo sviluppo economico della regione
  4. Conferenza Permanente del Medio Oriente: con USA, UE, Russia e Cina a farsi promotrici e guardiani della pace e degli equilibri tra i big dell’area, Iran, Arabia Saudita, Turchia ed Egitto.
  5. I diritti umani prima di tutto: sanzioni economiche e isolamento dalla comunità internazionale per chi sovvenziona il terrorismo e nega i diritti delle donne.

Cinque principi e metodi volutamente banali, volutamente semplicistici. Ridurre un problema apparentemente insormontabile ad una serie di azioni pragmatiche può facilitare la sua risoluzione (mettendo a nudo gli interessi di parte affinchè ciò non avvenga). Solo a quel punto saremo legittimati a difenderci, senza pietà, dal pericolo del terrore.

Cosa resterà di quest’EXPO?

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Oggi si è chiuso l’EXPO e la prima cosa che mi viene in mente è: “Son già trascorsi sei mesi? Come passa il tempo quando ci si diverte…” Si perché EXPO è stata un’avventura divertente: per gli amici venuti in visita a Milano,  per l’aria frizzante che si respirava in città,  per i turisti che ad Agosto hanno riempito le strade assolate…

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Ora, come cantava Raf, “cosa resterà…? ”

Non bisogna sprecare l’eredità di questo evento; l’alone positivo della riuscita di EXPO sarebbe drammaticamente offuscata dall’ennesimo caso di cattedrale nel deserto, di luogo abbandonato e chi più ne ha più ne metta.

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A mio avviso il sito andrebbe mantenuto, nella sua struttura centrale, nei luoghi di maggior interesse e quelli più rappresentativi: intorno all’albero della vita, al padiglione Italia, all’arena ecc. sarebbe fantastico avere tra il cardo e il decumano un centro di cultura e innovazione, accademico ma aperto alla città ed al tessuto produttivo della regione. Fintech, digitale, energie rinnovabili, eco sostenibilità, centro congressi, polo universitario, luogo per spettacoli e concerti…insomma da questo evento si può costruire qualcosa di buono, per Milano,  per l’Italia, per il futuro.

PS se dell’albero della vita si potesse fare una copia, a Piazzale Loreto starebbe benissimo 😉

Povera Europa

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Vincoli di stabilità, rapporto deficit/PIL, stabilità dell’Euro…così avete ucciso un sogno!

L’Europa unita è ben altro e non dobbiamo fare il gioco dei miseri euroscettici affidando il nostro Continente a grigi burocrati.

L’Europa è libera circolazione delle merci e dei capitali, è studio e lavoro senza frontiere, è un’economia continentale con una moneta forte al pari dei grandi del pianeta, è un lungo periodo di pace come non si era mai visto prima.

Però l’UE così come è oggi è ancora incompiuta, a metà del guado tra una mera associazione e una vera confederazione.

Io sono per la seconda opzione, non c’è più spazio per piccoli staterelli vecchiotti in un mondo globale con grandi stati, popolazioni in crescita e dinamiche nuove.

Ma serve una vera politica comune: pertanto, chi c’è c’è e chi non c’è vada per la sua strada: isole britanniche e penisola scandinava ad esempio…

Poi un solo eseercito, un solo ministro degli esteri, un solo seggio al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, una sola moneta, una sola politica fiscale, integrazione totale delle economie e dell’istruzione…

L’Europa dei popoli e delle regioni non degli Stati e dei governi!

Riforme o morte

Abolizione delle Province, riforma del Senato e del bicameralismo perfetto, nuova legge elettorale, rilancio dell’idea di Europa e della vivibilità delle nostre città.

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  1. basta Province con il loro carrozzone inutile e costoso, competenze riallocate sulle Regioni e i Comuni, senza aumento del personale o creazione di nuovi Enti
  2. basta Senato, con il suo surplus di onorevoli e il suo anda e ri-anda delle leggi (oltre al suo carico di instabilità, ma quello lo risolve il punto 3
  3. basta Porcellum, così definito dal suo esimio ideatore Calderoli “perchè una porcata pazzesca”; basta leggi elettorali che fanno vivere i partitini e morire i governi
  4. basta all’Europa dello spread, avanti con l’Unione Europea potenza di culture ed economie; rilanciamo l’Unione politica con un ministro della difesa con budget militare (i nostri F35 se li gestirà lui, così risparmiamo qualche Euro) e un ministro degli esteri con seggio ONU. Erasmus, Socrates obbligatori…
  5. città con centri storici pedonalizzati e piste ciclabili ovunque; tramvie, metropolitane, piazze con parchi e parcheggi sotterranei: la città è dei suoi abitanti non delle loro automobili.