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Di buono c’è solo la maglia (e noi si tifa quella)

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La stagione della Fiorentina è cominciata come peggio non si potrebbe. Prima la grana Montella poi l’affaire Salah: in entrambi i casi la società si sente vittima di comportamenti scorretti, parla attraverso i comunicati stampa…ma alla fine ad uscirne indebolita è la squadra. Perché seppur il ciclo del Mister Vincenzo appariva in esaurimento,  Paulo Sousa rappresenta un azzardo. Se, come è ormai certo, il Messi d’Egitto giocherà altrove, l’uomo della provvidenza, del trionfo allo Stadium difficilmente troverà un sostituto all’altezza (a meno che Pepito non si riprenda).
In entrambe le circostanze è apparso evidente come la Fiorentina fatichi a fare il salto di qualità: Montella per migliorare il suo 4 posto necessitava di investimenti sul mercato; Salah per firmare (oltre l’ingaggio che sembrava fosse congruo) necessitava di un’ambizione.
Con la politica dei Della Valle non falliremo più ma smetteremo presto di sognare.

La prima volta (non si scorda mai)

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Primavera 1991, una Fiorentina molto poco competitiva sta chiudendo il suo campionato anonimo contro gli amici Granata, in uno 0-0 (credo) senza emozioni….

…per tutti forse, ma non per me!

Si trattava infatti della mia prima volta al Franchi a vedere la Fiorentina; in tribuna con mio padre, che sedeva esattamente nello stesso posto dove, 45 anni prima, sempre contro il Torino (ma era il Grande Torino), anche lui vide la sua prima partita allo stadio.

Da quel caldo pomeririggio di Maggio, una passione tramandata di padre in figlio, è rimasta la costante degli ultimi 24 anni (e dei tre precedenti): dalla zona di Erikson (e lo spareggio di Perugia) all’incredibile retrocessione del ’93; dai gol di Gabriel Omar Batistuta (e le Coppe Italia vinte) ai numeri 10 di Baggio e Rui Costa; dalla semifinale persa con il Barça a quella persa con i Rangers; dalla Florentia Viola al nuovo spareggio di Perugia; da Wembley ad Anfield (ed ora al White Hart Lane); da Pontello ai Della Valle (passando per Vittorione in balaustra). Dal giovane Malusci al giovane Babacar; da Aguirre a El Hamdaoui; da Sebastiao Lazaroni a Vincenzino Montella (passando da Ranieri e Prandelli).

In casa e in trasferta, alla radio e in TV, “from father to son”, da Fiorentina – Torino a Fiorentina – Torino. Forza viola, ancora, sempre.

Calciomercato da ridere

Com’è possibile che le squadre di Serie A si riducano tutte all’ultima settimana disponibile per vendere/acquistare anche pezzi pregiati o calciatori fondamentali dello scacchiere tattico? Uno spettacolo già reso misero dall’impoverimento tecnico ed economico del Campionato diventa ridicolo nella gestione parrocchiale dei suoi Club.

Due esempi: il Milan cede Balotelli al Liverpool senza prima aver trovato un sostituto (roba a principianti) e a pochi giorni dall’inizio della Serie A sfoglia la margherita dei possibili nuovi bomber rossoneri neanche fosse il ponte del 2 Giugno…

…sabato l’anticipo di lusso Roma-Fiorentina si giocherà tra due potenziali protagoniste della stagione, la prima con la difesa in subbuglio post-cessione di Benatia (il 26 Agosto, nonostante se ne parli dall’inizio dell’Estate), la seconda con l’attacco incognito, in quanto la spada di Damocle pende sempre su Cuadrado (l’ultimatum di Andrea Della Valle, scaduto da una settimana, non è servito a nulla…visto che i 40 mln di € sono l’unica cosa che conta).

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Una proposta tanto semplice quanto banale, ma forse risolutiva: la fine del Calciomercato a Ferragosto. Almeno, chi si ridurrà all’ultimo secondo utile, lo farà pur sempre prima dell’inizio della stagione.